L’EMPATIA

L’EMPATIA è uno dei temi più frequentemente dibattuti nell’ambito delle NEUROSCIENZE contemporanee.

Avendo allargato il concetto dell’empatia a STATI come quelli DOLOROSI, le neuroscienze hanno potuto avviare un’interessante esplorazione sperimentale di cosa succeda nel funzionamento cerebrale quando una persona prova “empatia” per il dolore altrui. In quest’ambito, un ESPERIMENTO estremamente importante è quello di Singer (2004): lo studio ha confrontato in 16 donne volontarie sane le differenze nell’attivazione cerebrale durante due condizioni sperimentali. In una situazione la donna riceveva uno stimolo doloroso mentre con la risonanza magnetica funzionale (fMRI) veniva studiata l’attività cerebrale relativa. Nell’altra condizione, la donna veniva “avvisata” da un segnale che in quel momento il suo PARTNER stava ricevendo uno stimolo doloroso come il proprio (e anche qui si studiava la corrispondente attività cerebrale). Lo studio riuscì a segnalare delle importanti somiglianze tra le due condizioni. In particolare, l’insula anteriore bilaterale, la corteccia cingolata rostrale anteriore, il tronco cerebrale e il cervelletto si attivavano sia quando il soggetto provava dolore, sia quando sapeva che in quel momento il proprio partner lo stava provando (e le prime due aree correlavano con le scale di misurazione delle tendenze empatiche del soggetto). Al contrario, vi erano delle aree attivate solo quando il dolore era sentito in prima persona (insula posteriore, corteccia somatosensoriale secondaria, corteccia sensomotoria), per cui gli autori conclusero che la risposta empatica al dolore potesse essere mediata dall’attivazione di una parte delle aree coinvolte nella percezione del proprio dolore, in particolare quelle affettive, mentre quelle sensomotorie non sembravano essere coinvolte nel fenomeno empatico. Studi successivi hanno sostanzialmente confermato l’importanza della parte anteriore dell’INSULA e della CORTECCIA CINGOLATA ANTERIORE nel mediare le risposte empatiche al dolore (Rütgen et al 2015).

L’evidenza scientifica che alcune aree del nostro cervello si attivino in modo simile sia quando proviamo dolore che quando EMPATIZZIAMO col DOLORE ALTRUI può essere vista come una forte indicazione di un funzionamento “MIRROR” del nostro cervello quando noi proviamo empatia: le stesse aree che ci servono per sentire dolore ci servono per “comprendere” il dolore dell’altro in modo “empatico”.

Uno STUDIO pubblicato un paio di anni fa (Goldstein et al, 2016) ha voluto invece indagare gli effetti analgesici del cosiddetto “SOCIAL TOUCH” sul dolore. 

I ricercatori, partendo dal presupposto che il tocco sia in grado di comunicare emozioni ed empatia, hanno valutato se un gruppo di donne sottoposte ad una fonte di forte calore esterno percepissero differentemente il livello del dolore nelle seguenti condizioni:

1. il partner maschile poteva solamente osservare quanto accadeva alla propria compagna durante al sperimentazione

2. il partner maschile toccava la mano della propria compagna

3. uno sconosciuto toccava la mano della donna sottoposta all’esperimento

4. la donna sottoposta all’esperimento veniva lasciata sola. 

In sintesi, i risultati dimostrarono una diminuzione del dolore percepito nella “condizione 2” rispetto a tutte le altre situazioni sperimentali; ciò lascerebbe dunque ipotizzare che l’empatia tra i partners sia in grado di aumentare il potere analgesico del reciproco tocco (probabilmente dovuto alla liberazione di oppioidi endogeni). 

L’essere umano è capace di generare EVENTI SINCRONICI con altri individui. Nonostante i meccanismi sottostanti siano ancora in gran parte sconosciuti, diverse ricerche tra cui una recente di Goldstein (2017) ha dimostrato che la SINCRONIZZAZIONE INTERPERSONALE fisiologica può essere alla base della sincronia comportamentale. 

I ricercatori, analizzando 22 coppie di innamorati, sono giunti a constatare come il contatto con il partner aumenti la loro sincronizzazione respiratoria e la correlazione con la frequenza cardiaca in particolare in condizioni di dolore e come a ció conseguano effetti analgesici (verosimilmente attraverso il sistema nervoso autonomo).

Il TOCCO INTERPERSONALE ha importanti valori sociali e affettivi: contribuisce allo sviluppo di neonati prematuri, regola le loro risposte allo stress, offre comfort e benessere emotivo, ha un effetto analgesico ecc ecc. 

Chi si occupa di TERAPIA MANUALE ha quotidiana esperienza della potenza che il contatto fisico è in grado di donare al proprio prossimo, non a caso si parla spesso di “tocco terapeutico”.

Toccare una persona dedicandole attenzione può significare sincronizzarsi con essa, influenzando positivamente sia la sfera biologica/corporea che quella psicoemotiva. 

A PRESCINDERE dalla tecnica “iper-specifica” utilizzata, a prescindere essa sia di matrice allopatica, occidentale, orientale, extraterrestre, egizia, sciamanica o interplanetaria, una MANO e un CUORE accoglienti sono in grado di apportare benefici così trasversali che, giunti al 2018, anche grazie alle neuroscienze non serve più scomodare assurde teorie pseudo-scientifiche (quasi sempre prive di fondamento) per darne giustificazione alla comunità medico-scientifica……. Nonostante qualcuno ne sentisse e continui a sentirne così gran bisogno

BIBLIOGRAFIA

– Aragona M, Puzella A. How empathy for pain changes in the neurosciences: reciprocal influences between conceptual and experimental issues. A critical review of functional neuroimaging studies. Journal Psychopathology 2010;16:309-320

– Goldstein P, Shamay-Tsoory SG, Yellinek S, Weissman-Fogel I. Empathy predicts an experimental pain reduction during touch. J Pain. 2016 Jun 27. 

– Goldstein P, Weissman Fogel I,   Shamay-Tsoory S. The role of touch in regulating inter-partner physiological coupling during empathy for pain. 2017. Scientific Reports. 7. 10.1038/s41598-017-03627-7.

– Rütgen M, Seidel EM, Silani G, Riečanský I, Hummer A, Windischberger C, Petrovic P and Lamm C. Placebo analgesia and its opioidergic regulation suggest that empathy for pain is grounded in self pain PNAS 2015 112 (41) Sept 28, 2015.

– Singer T, Seymour B, O’Doherty J, et al. Empathy for pain involves the affective but not sensory components of pain. Science 2004;303:1157-62.