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IL COLPO DI FRUSTA
Il trauma da “colpo di frusta ” della colonna cervicale,è molto frequente nei tipici incidenti d’auto in cui il guidatore viene tamponato da dietro. Si tratta di una lesione indiretta con danno della capsula legamentosa e solo raramente è associata ad una sublussazione ed a una frattura vertebrale
La maggior parte dei traumi da colpo di frusta,presentano un quadro radiologico, con una distensione della colonna cervicale, che appare rettificata.Ad un esame obiettivo la cervicale appare dolente, ipomobile e contratta.
Il dolore molto intenso può comparire a distanza di 2-3 giorni dall’evento traumatico e ciò rende l’evento traumatico subdolo e pericoloso.
Lussazione
Quando il colpo di frusta è di una certa rilevanza possiamo andare in contro ad una lussazione.
Bisogna distinguere la lussazione completa da quella unilaterale della colonna cervicale. Le lussazioni originano da un movimento di iperflessione e spesso sono accompagnate da un movimento di rotazione più o meno accentuato. Sono accompagnate da lesioni disco – legamentose alquanto pericolose perché determinano un’instabilità permanente.
Dal punto di vista clinico la testa è bloccata dal lato non leso con una contrazione importante del trapezio, dello sterno-cleido-mastoideo e degli altri muscoli attigui. L’esame radiografico permette di evidenziare il tipo di lussazione: se la lussazione è completa o incompleta unilaterale.
Frattura
Nel malaugurato caso di un trauma da colpo di frusta molto importante ,possiamo avere una frattura più o meno grave della colonna cervicale.
Le prime vertebre cervicali presentano una particolare forma e funzione. Si chiamano Atlante (C1) ed epistrofeo (C). Le due vertebre sono unite insieme da due tipi diversi di articolazioni, due laterali e una mediana. Quest’ultima mette in rapporto il dente dell’epistrofeo, l’arco dell’atlante ed il legamento traverso.Entrambe le vertebre sono unite da una capsula articolare rinforzata da robusti legamenti. L’articolazione permette movimenti di rotazione attorno all’asse verticale del dente dell’epistrofeo.
Ad esempio, nel caso di un brutto urto frontale senza la presenza della cintura di sicurezza e senza il poggiatesta , la violenta iperestensione della colonna cervicale può provocare la rottura bilaterale dell’arco dell’epistrofeo, o addirittura del dente.
Le fratture con spostamento del dente in senso posteriore vengono dette lesioni da iperestensione mentre quelle in senso anteriore sono lesioni da iperflessione. Nei traumi da iperflessione la linea di frattura attraversa per lo più il corpo dell’atlante. Normalmente accanto alle forze di flessione ed estensione sussistono anche delle forze di compressione o rotazione estremamente pericolose.Tali fratture possono essere molto serie perché potrebbero portare ad una lesione del midollo spinale e delle rispettive terminazioni nervose che regolano le funzioni vitali organiche.
Trattamento:
Se il colpo di frusta della colonna cervicale è di entità moderata, cioè quando comporta un dolore fastidioso , una contrattura antalgica di tutti i muscoli che fanno riferimento all’articolazione ed una rettificazione della curvatura, si procede con un’immobilizzazione attraverso un collare di Schanz per una quindicina di giorni a cui segue un trattamento decontratturante ed antidolorifico attraverso terapie fisiche (ultrasuoni, ionoforesi, laser,ecc.).Terminato ciò si passa ad una blanda azione mobilizzante attraverso semplici esercizi di flesso-estensione – rotazione e circomduzione rivolti alla normalizzazione della curva lordotica in precedenza rettificata dal trauma.
Contemporaneamente si procede ad un lento graduale e progressivo lavoro di tonificazione dei muscoli flessori ed estensori del collo e della testa che dovranno sopperire all’instabilità legamentosa e articolare.
Nei casi più gravi, cioè quando siamo in presenza di lussazione o fratture, il trattamento è conservativo e riduttivo per normalizzare eventuali diastasi.
Nei casi di lussazione la riduzione viene praticata ripercorrendo praticamente in senso contrario il processo di formazione della lussazione e cioè trazione, piegamento e distensione
La riduzione in presenza di dislocazione anteriore procede attraverso trazione e declinazione graduale ( in presenza di dislocazione posteriore nella direzione opposta) sotto radioscopia con amplificatore d’immagini in modo da riconoscere subito eventuali complicazioni neurologiche.
La trazione viene eseguita mediante dispositivo di estensione speciale esterno di Crutchfield. che viene mantenuto per tutta la durata della guarigione. Si inizia con un peso di 2-3 Kg che viene progressivamente aumentato fino a 3-4 Kg. Tale ausilio viene mantenuto in modo continuo per 6-8 settimane fino alla normalizzazione e quindi alla riduzione della lussazione. Successivamente si potrà iniziare il recupero funzionale in modo blando e progressivo.
Nei casi delle fratture si ricorre al riposo in gesso testa – tronco (Minerva gessata).
Il paziente può essere,con entrambi i procedimenti, mobilizzato precocemente e trattato ambulatoriamente ammesso che non vi siano complicazioni neurologiche.
Si eseguono controlli radiografici immediatamente dopo la riduzione e in seguito ad intervalli di tempo progressivamente più lunghi. La durata del periodo di riposo è molto lunga e può arrivare ai 9 mesi.
Per stabilizzare la frattura del dente dell’epistrofeo una volta ridotta, il dente viene fissato attraverso due chiodi, al corpo dell’epistrofeo.
Dopo l’intervento per alcune settimane si fissa la cervicale attraverso il collare di schanz,.
successivamente ed in modo lento graduale e progressivo si procederà ad una blanda mobilizzazione del tratto abbinando una modesta azione di rinforzo muscolare .
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Diabete ed Attività fisica
Dobbiamo innanzitutto sfatare un luogo comune: l’attività fisica non solo non è vietata ma è consigliata quando si soffre di questa malattia perché può normalizzare i livelli di zucchero nel sangue .
Che cosa è il diabete ?
Il diabete è una malattia dismetabolica caratterizzata dall’accumulo di glucosio nel sangue, ed è legato alla carenza parziale o totale di una particolare sostanza ,l’insulina.
Questo ormone proteico è il più importante ormone nella regolazione energetica nell’uomo, è secreto nel sangue in risposta ad un aumento della concentrazione di glucosio.
L’insulina promuove l’immmagazzinamento di glucosio nel fegato e nei muscoli.
Quest’ormone è prodotto da particolari cellule a livello del Pancreas (isole di langerhans).
Nei malati di diabete, però, la produzione di insulina è scarsa oppure del tutto assente , e ciò provoca un aumento di concentrazione di glucosio nei tessuti. Tale eccesso viene eliminato per filtrazione dai reni ed in tal caso avremo due conseguenze: abbondante eliminazione di acqua attraverso le urine (poliuria) e le urine con un’alta concentrazione di glucosio.
L’incapacità a livello cellulare di utilizzare il glucosio come fonte energetica, sposterà il metabolismo verso una scissione lipidica , con ovvia conseguenza di una formazione di corpi
chetonici ( metaboliti acidi).
La concentrazione di glucosio nel sangue può dare origine a problemi ai principali apparati ed organi.
I reni, il cuore,gli occhi, la pelle e la circolazione sanguigna ne possono risentire in modo più o meno grave fino ad arrivare, nel caso di eccessiva concentrazione di glucosio nel sangue, al coma iperglicemico, uno stato patologico molto grave che può, se trascurato, condurre alla morte.
Esistono principalmente due forme di diabete:
- Diabete mellito di tipo I detto anche insulino dipendente perché è indispensabile assumere insulina. Compare nell’infanzia o nell’adolescenza e in ogni caso prima dei quarant’anni. In questo caso il pancreas ha perso totalmente la capacità di produrre insulina.
- Diabete mellito di tipo II non insulino dipendente. E’ la forma più frequente e la sua incidenza aumenta con il passare degli anni. Il pancreas riesce parzialmente a produrre insulina.
Ma vediamo ora quali vantaggi ha l’attività fisica su questa malattia.
Lo svolgimento di un’attività fisica quotidiana abbassa il fabbisogno giornaliero di glicemia perché permette un utilizzo maggiore di glucosio a livello muscolare.
Ciò significa che basterà una concentrazione insulinica molto bassa per utilizzare sotto sforzo glucosio muscolare.
Vediamo ora quali tipi di attività fisica possono praticare le persone affette da questa malattia.
Bisogna fare una distinzione per le due forme.
Nel diabete di tipo I, essendo insulino dipendente, l’attività sportiva deve essere consigliata dal medico perché conoscendo il paziente e la terapia insulinica somministrata, può dettare i limiti entro i quali è possibile svolgere l’attività fisica senza avere delle controindicazioni.
Infatti l’intensità dello sforzo influenzerà diversamente la glicemia.
Sforzi brevi ed intensi in regime anaerobico alattacido possono addirittura provocare un breve rialzo glicemico per l’esaltata attività degli ormoni controregolatori dell’insulina con ovvia acidosi metabolica.
Attività di tipo aerobico ad intensità del 65% del VO2 Max sicuramente porterà ad una diminuzione della glicemia, ma bisognerà stare attenti ,a non sortire l’effetto contrario cioè l’ipoglicemia che molto spesso è in aguato. A tal proposito è comunque consigliabile controllare la glicemia sia prima che dopo lo sforzo
Se il diabete è compensato l’attività fisica più indicata è quella che porta ad un discreto impegno cardiovascolare (140/150 batt-min) della durata non superiore all’ora.
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Per il diabete del II tipo invece una dieta equilibrata ed una giusta attività fisica sono sufficienti a riportare la glicemia a valori normali.
Gli sport più indicati sono calcio, basket, pallavolo, atletica leggera, nuoto, ciclismo, tennis e sci. Sono cautelativamente sconsigliati, per ovvie ragioni, gli sport solitari quali: l’alpinismo, le immersioni subacquee ed il trekking.
Ma quali precauzioni devono prendere i soggetti diabetici prima di compiere attività fisica?:
Per non avere nessun problema se il diabete è non insulino-dipendente si deve ricordare:
- che l’attività fisica deve essere praticata almeno due ore dopo l’assimilazione dell’ultimo pasto
- che in caso di attività o sforzi prolungati bisogna consumare dei piccoli spuntini (pane, dei cracker o delle fette biscottate)
- che se si avvertono sintomi particolari come debolezza estrema o giramenti di testa ci si deve fermare immediatamente ed assumere degli spuntini.
L’attività fisica mirata è quindi da consigliare ed in particolare lo sport di squadra e l’attività sportiva non agonistica aiutano, come abbiamo già anticipato, a riportare i livelli di glucosio nella norma ; compiendo uno sforzo fisico infatti induciamo il corpo a consumare gli zuccheri che a causa della malattia si concentrano nel sangue
E’ molto importante a questo proposito compiere degli sforzi prolungati nel tempo a livelli di intensità non molto alti.
Anche l’aspetto psicologico non è assolutamente trascurabile: facendo attività fisica il soggetto diabetico esce dalla convinzione che il diabete è una malattia confinante ed emarginante.
Va invece evidenziata l’opportunità che può avere, invece, di relazionarsi e vivere l’evento sportivo come chiunque altro.
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